I diari

In copertina: uno dei diari di Anne Lister, esposto al pubblico presso il WYAS. Foto di Francesca Raia.

Il corpus dei diari di Anne Lister consta di 26 volumi formato quarto, che lei stessa si faceva preparare appositamente, circa un sesto dei quali scritto in un codice criptato inventato ed affinato proprio da Anne: il crypthand (ne parliamo nella sezione dedicata al codice).
A questi volumi si aggiungono i quaderni di viaggio che Anne portava con sé in trasferta per praticità, i cui appunti poi spesso copiava nei diari "principali" (con tanto di disegni e piccole illustrazioni).

Questo intero patrimonio documentale è stato digitalizzato dal West Yorkshire Archive Service e reso pubblicamente disponibile online.

La trascrizione dei diari di Anne Lister è stata completata, ma ad oggi (2022) non è ancora stata interamente pubblicata, dal momento che si è ancora nella fase di revisione (qui trovate la pagina del WYAS dedicata), per cui vogliamo considerare anche questo sito un work in progress. Può capitare che, alla luce di nuove trascrizioni, alcuni eventi possano esser letti sotto una luce diversa: occorre sempre considerare che i diari sono stati scritti da Anne senza cognizione di quanto sarebbe successo in seguito, quindi ci accostiamo a questo suo racconto quotidiano ringraziando quant* stanno mettendo il proprio tempo e le proprie risorse a disposizione della scoperta di Anne Lister e del suo tempo, sperando di poter finalmente rendere giustizia a lei e a chi accanto a lei ha vissuto.

Potrete trovare nella pagina Link e siti utili altre fonti da consultare (in lingua inglese).

“Ho deciso di non lasciare che la mia vita passi senza un qualche memoriale privato che io possa rileggere un domani, magari sorridendo, quando il tempo avrà rallentato il fluire di quei sentimenti che ora scorre così libero.“ (19 febbraio 1819)

“I am resolved not to let my life pass without some private memorial that I may hereafter read, perhaps with a smile, when time has frozen up the channel of those sentiments which flow so freshly now”

L’importanza dei diari

Per quanto oggi i media ci abbiano introdotto a un'immagine alquanto romanzata di Anne Lister, i diari sono molto più complessi e occorre fare una premessa per chi non è abituato a leggere documenti di questo tipo e di questa estensione: il loro grande valore trasversale consta proprio nel fatto che quella che Anne ci ha lasciato è una fonte estremamente ricca e precisa sulla vita politica, economica, sociale e sessuale di una donna che, in quanto tale, non aveva accesso a un'istruzione universitaria e si era formata da autodidatta, con l'ulteriore peso di uno svantaggio nella considerazione dei suoi partner e avversari, per non parlare della segretezza con cui doveva vivere i propri sentimenti.

Accanto ad ogni data, Anne registra sistematicamente l'ora in cui si è svegliata e quella in cui si è coricata, la temperatura e il meteo. Tutto, quindi, dal personale agli accadimenti politico-sociali, dai progetti paesaggistici ai rapporti con la sua servitù, dalle avversità metereologiche alle conseguenze che queste possono aver avuto sui luoghi dove si trovava. È sempre grazie a fonti così integre che si possono colmare i dettagli di una storia che, altrimenti, verrebbe lasciata alle cronache ufficiali, spesso tralasciando sfumature significative.

Nel caso di Anne, per esempio, abbiamo una testimonianza diretta dei rapporti tra proprietari e affittuari specialmente prima e dopo il 1832, anno del Reform Act, e di come lei stessa, pur essendo esclusa esplicitamente dal voto in quanto donna, potesse influenzare la politica facendo pressioni sui secondi; c'è un’accurata descrizione di come le regole sociali scandissero le visite tra vicini o, ancora, delle consuetudini che legavano la vita di aristocratici e borghesi a quella della loro servitù.

Si tratta sicuramente di una visione soggettiva, della voce di una donna intelligentissima, molto religiosa, politicamente conservatrice, e con una forza mentale e fisica evidentemente fuori dal comune. E, non da poco, si tratta della visione di una donna che amava le altre donne. Per questa componente della sua narrazione, i diari di Anne Lister sono stati definiti da Emma Donoghue "i rotoli del Mar Morto del lesbismo". Esistevano testimonianze relative, per esempio, alle Signore di Llangollen, che Anne aveva incontrato, ma nulla che avesse mai fatto esplicita parola di relazioni che andassero al di là dell'amicizia romantica, in fondo assai comune al tempo. Nessun documento prima dei diari di Anne Lister aveva raccontato queste relazioni con una tale dovizia di particolari, inclusa la descrizione dei rapporti sessuali, la loro durata e quanto fossero soddisfacenti.

La storia

Anne Lister ci lascia la sua prima annotazione ufficialmente riconosciuta l'11 agosto 1806, quando per la prima volta, parlando di una visita di Eliza Raine a casa sua, scrive "Eliza left us". Gli scritti raccolti tra allora e il 1817 sono una serie di appunti sparsi privi di una reale organizzazione, per lo più trascrizioni o raccolte di corrispondenza.

Nel 1817, appunto, Anne comincia a dare una forma più organica ai suoi diari, mantenendo con i suoi contemporanei il massimo riserbo su di essi. Integrati dai quaderni di viaggio e altri scritti, i diari sono stati per sua stessa ammissione il vero profondo confidente della sua vita, e le annotazioni sono state effettivamente a cadenza quotidiana, con poche eccezioni.

Se fosse intenzione di Anne Lister lasciarli ai posteri, ovviamente, non è dato sapere e forse è uno dei tanti interrogativi che resteranno a lungo in attesa di chiarimento. Uno dei pochissimi accenni diretti all’argomento lo troviamo in una lettera in cui Maria Barlow scrive ad Anne chiedendole “Dovesse mai accaderti qualcosa… che ne sarebbe dei diari che dici esserti tanto preziosi?” (“Should anything happen to you… what would become of the journal book you say you prize so much?” 15 gennaio 1826). Purtroppo Anne non dà risposta a questa domanda. Si possono solamente fare speculazioni ad oggi ancora prive di fondamento (ma, dato che la trascrizione è ancora in corso, non si sa mai che emerga qualche notizia anche in questo senso).

Se da un lato si potrebbe pensare che una persona così scrupolosa e attenta alle sue proprietà avrebbe certamente previsto come disporne nel proprio testamento, d’altro canto è anche vero che il ritratto di Anne Lister che abbiamo è quello di una persona talmente vitale e umana che potrebbe anche non aver voluto considerare l’ipotesi di una sua morte così prematura. Potrebbe anche averne parlato con Ann Walker, la quale nonostante la fedeltà ai desideri della consorte potrebbe non aver avuto il cuore di distruggerli… Insomma, la lista delle ipotesi è talmente lunga che potrebbe occupare pagine e pagine. Nello spirito di questo sito, e in quello che anima le ricerche in corso, ci atterremo ai fatti e a quello che è lo stato delle cose: l’ultima annotazione fatta da Anne Lister risale all’13 agosto 1840, e con essa si conclude la storia della loro stesura (erroneamente annotato come "11 agosto" da Anne).

Non sappiamo chi abbia materialmente preso in mano i diari dopo che Ann Walker ha lasciato Shibden Hall nel 1843. L’unica cosa certa è che sono rimasti nella casa, riposti su scaffali celati dietro una pannellatura di legno, e che lì sono stati ritrovati nel 1882 da John Lister, l'ultimo parente di Anne ad aver ereditato ed abitato la tenuta.

La riscoperta dei diari nel XX secolo

“Dovesse mai accaderti qualcosa… che ne sarebbe dei diari che dici esserti tanto preziosi?” (Da una lettera di Maria Barlow ad Anne Lister, 15 gennaio 1826)

“Should anything happen to you… what would become of the journal book you say you prize so much?”

Se avventurosa era stata la scrittura dei diari di Anne Lister, non meno interessante è la storia legata al loro ritrovamento. La scoperta del contenuto dei diari passa fondamentalmente attraverso la vita di quattro persone: John Lister, Muriel Green, Phyllis Ramsden ed Helena Whitbread. Il lavoro di ciascuno di essi ci ha fornito di volta in volta una immagine specifica di Anne Lister, e sarà solamente grazie all’ultima di loro che abbiamo un ritratto a 360 gradi. Dopo di loro si è aperta la fase contemporanea di studio dei diari, a cui Helena Whitbread sta ancora dando un contributo essenziale.

John Lister. Conservati dietro una pannellatura di legno dello studio di Anne Lister a Shibden Hall, i diari vennero recuperati una prima volta nel 1882 da John Lister, un pronipote che aveva ereditato la proprietà. Antiquario, fu difatto il primo a prendere in mano i volumi (allora ritenuti ancora 24) e a studiarli per compilare una cronaca storica della Halifax di inizio '800. Fu anche il primo, insieme all'amico Arthur Burrell, a decifrare il codice segreto di Anne Lister, ma quello che scoprirono era ancora troppo scabroso per quegli anni e Lister decise di evitare qualunque riferimento alle parti secretate, usando quelle più di cronaca. Terminata la sua pubblicazione, John Lister ripose i diari dove li aveva trovati e non ne fece più parola con nessuno.

Muriel Green. Nel 1933 John Lister morì, portando con sé il segreto del codice e alla municipalità di Halifax passò l’intera tenuta di Shibden Hall, inclusi i diari di Anne che erano tornati dietro la loro pannellatura. Fu Muriel Green, figlia dell'allora bibliotecario di Halifax, la prima ad avere accesso alle carte caoticamente custodite nella tenuta e a riportare alla luce i diari, catalogando il corpus documentale di Shibden Hall. La sua attenzione, tuttavia, si concentrò sulle lettere di Anne Lister, che rappresentano comunque una parte importante della sua eredità in quanto, se i diari erano il suo confessore più intimo, queste ci consentono di capire come lei stessa intendesse presentarsi agli altri, l'immagine che Anne Lister voleva dare di sé alle sue conoscenze, a seconda che si trattasse di nobili, partner di affari, suoi dipendenti o altro. Si tratta di un patrimonio di circa 2000 lettere e bozze scritte e ricevute da Anne, la quale spesso le ricopiava integralmente o parzialmente anche nei diari. Ad ogni modo, una volta terminata la propria tesi nel 1939 (“A Spirited Yorkshirewoman: the letters of Anne Lister of Shibden Hall, Halifax. b. 1791-d. 1840”), anche la parentesi di Muriel Green si concluse.

Phyllis Ramsden. Ci vorranno altri vent'anni, perché qualcuno torni a metter mani ai diari di Anne Lister. Nel 1958 la storica Phyllis Ramsden si interessò a quei volumi, insieme a Vivien Ingham, apparentemente ignare del lavoro di decodifica fatto da Muriel Green, pensavano di essere le prime a leggerli in maniera integrale. L'importanza della Ramsden sta nel fatto che fu la prima persona con una specifica preparazione accademica ad avere in mano i volumi e a poterne contestualizzare adeguatamente i contenuti. Comprese in maniera completa anche il perché del crypthand, che inquadrava i diari come il vero unico e profondo confidente di Anne Lister, lo specchio dell'anima che usava per "alleggerirsi dei fardelli" a fine giornata. Tuttavia, anche il lavoro pubblicato dalla Ramsden risultò ancora pesantemente condizionato dall'allora incombente spettro della censura. Anche se Anne non l'aveva usato solo per la descrizione dei suoi incontri amorosi, parlarne avrebbe condotto comunque a svelarli, con il rischio di veder censurato l’intero lavoro.

Sarà infatti solo nel 1967 che la Legge britannica depenalizzerà l'omosessualità e, per quanto i rapporti lesbici non fossero esplicitamente menzionati né nella legge del 1885 né in questa del 1967, si preferiva ancora e sempre relegarli dietro la porta del pregiudizio e del non detto.

Occorre aspettare il 1983 perché i diari di Anne Lister vengano presi in mano da Helena Whitbread, alla quale si deve per la prima volta finalmente dopo quasi 150 anni un ritratto di Anne Lister decisamente più completo, con la prima lettura dei suoi diari senza filtri e, soprattutto, una decodifica senza censure.

Helena Whitbread

Helena Whitbread è la persona a cui più di tutti gli altri dobbiamo la lettura moderna dei diari di Anne Lister.

Nata nel 1931, da giovanissima Helena aveva dovuto interrompere gli studi, per poi riprenderli e frequentare l’università da adulta, con tanto di famiglia e lavoro da seguire, ottenendo una laurea in studi di politica e letteratura. Nel 1983, cercando materiale su cui fondare un lavoro di ricerca post-laurea, si imbatté nei diari di Anne Lister.

Helena conosceva la storia di Shibden Hall come tutti gli abitanti del luogo, e aveva pensato di redigere una ricerca post-laurea su questa donna che aveva posseduto e gestito la tenuta nell' 800. Inizialmente, la sua intenzione era di concentrarsi sulla sua corposa raccolta di lettere, ma un impiegato dell'archivio di Calderdale le chiese se sapesse che Anne Lister aveva scritto anche dei diari. Incuriosita dalla cosa, le fu permesso di consultarli e le venne anche fornita una copia della chiave del codice criptato. Si aspettava di trovare dei resoconti precisi e forse anche un po' pedanti della vita economica, politica e sociale della Halifax di inizio '800, ma quello che si rivelò ai suoi occhi, specialmente nelle parti in codice, era un contenuto talmente esplosivo che ribaltò completamente la sua prospettiva e ne dirottò fermamente le intenzioni di ricerca.

Helena cominciò un lungo e infaticabile lavoro di trascrizione e decodifica dei diari di Anne Lister, scoprendone tutte le sfumature, le sue personali considerazioni sulle sue conoscenze, sulle materie finanziarie e politiche, le sue insicurezze e, non da ultimo, sulla sua sessualità. Quella che la Whitbread ha portato alla luce è la ricerca che Anne Lister condusse vita natural durante su sé stessa, sulla propria identità più intima e profonda di cui Anne stessa aveva cercato e mai trovato documentazione o definizione nei tantissimi libri che aveva studiato.

A Helena Whitbread dobbiamo la scoperta di questo viaggio impressionante che Anne Lister ha dovuto fare dentro di sé per comprendere una natura per cui non c'era nemmeno vocabolario atto alla descrizione: "lesbica" non era ancora una parola, e se lo fosse stata sarebbe dovuta passare sotto silenzio, al tempo. Alla fine del XX secolo era giunto finalmente il momento di riportare alla luce la narrazione completa di questa straordinaria, eclettica ed intensissima donna.

Una storia importante, dunque, che Helena decise finalmente di raccontare e che continua a proiettare una nuova luce anche su altre scritture dello stesso periodo, incluse quella delle sorelle Brontë (specialmente Emily, che doveva essere a conoscenza del personaggio di Anne Lister e forse l’aveva anche incrociata, avendo insegnato nella scuola di Law Hill, vicino ad Halifax) e di Jane Austen.

I Libri di Helena Whitbread. Nel 1988 Helena curò la pubblicazione di "I know my own heart" (oggi fuori stampa), un primo volume tratto dai diari di Anne, cui fece seguito nel 1993 "No priest but love", un secondo volume sempre curato da lei, che copre il periodo in cui Anne ha vissuto a Parigi tra il 1824 e il 1826. La terza pubblicazione curata da Helena è "The secret diaries of Miss Anne Lister" (praticamente una riedizione di “I know my own heart”, 2010) e copre il periodo 1816-1824.

Attualmente Helena Whitbread è ancora attiva sul progetto di trascrizione dei diari e sta lavorando a una biografia di Anne Lister.

Helena Whitbread racconta il suo incontro con Anne Lister

Intervista di Pat Esgate ad Helena Whitbread, in occasione delle conversazioni della Anne Lister Birthday Week 2020.

Il codice criptato

"Ho detto a Jane [Barlow] che non avrei mai potuto dare la chiave di questo codice ad alcun essere umano." (Anne Lister, Domenica 30 gennaio 1825​)

"I had said to Jane [Barlow] I should never give the key of this crypt to any human being."

Nell'ottobre 1806 Anne Lister cominciò ad utilizzare il suo codice per i propri appunti. Si tratta di un misto di lettere greche, numeri, simboli algebrici e di interpunzione che vengono usati per sostituzione, a volte anche a coppie di lettere.

Anne condivise l'idea del codice solo con alcune delle sue amanti, per una maggiore libertà nella corrispondenza: una prima volta con Eliza Raine, allora un codice ancora diverso, e poi con Mariana; il fatto che Anne ne avesse parlato con Jane, la figlia di Maria Barlow, è interessante perciò sotto molti punti di vista (non da ultimo perché torna a chiamare più attenzione sul rapporto fra lei e Maria). Ma al di là di loro, nessuno prima di John Lister ed Arthur Burrell pare ne avesse mai scoperto la chiave.

Su alcuni appunti di Anne Lister, avevano trovato una scritta mista "In God is my @op3" e da qui intuirono le prime due lettere, la H e P di HopE (“In Dio ripongo la mia speranza”), da cui risalirono al resto. Nel racconto di Burrell stesso, anni dopo, emerse che i due amici nell'arco di una nottata erano riusciti non solo ad individuare la chiave di lettura del codice di Anne Lister, ma anche a decifrare alcuni passaggi del diario che lo rendevano, al tempo, assolutamente scabroso e impubblicabile. Il suggerimento di Burrell a John Lister fu addirittura quello di bruciare i diari, perché nessuno potesse mai arrivare a scoprire l'onta che con essi aleggiava sul nome della sua famiglia.

Per fortuna John Lister, che era pur sempre un antiquario, non diede seguito a tale suggerimento, ma ripose l'intera collezione dietro gli stessi pannelli di Shibden Hall dove li aveva trovati. Insieme ad essi, Lister conservò una chiave del codice, che venne poi usata sia da Muriel Green che da Phyllis Ramsden, ma soprattutto da Helena Whitbread.

La conservazione

Per onorare i 180 anni dalla morte di Anne Lister, West Yorkshire Archives ha prodotto un interessante video su come questi preziosi documenti vengono protetti e curati dallo scorrere del tempo.

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